Coffe Break, De Masi: siamo un Paese totalmente sottosviluppato

10 settembre 2016
De Masi ospite a Coffe Break, La 7: ” … negli anni 80 alcune zone del mondo alcuni Paesi presero atto che il futuro dipendeva dalla conoscienza e dalla innovazione.. Cosa facero? Investirono tutte le loro forze e soldi nella formazione..  Stati Uniti 94 giovani 19-25 che stanno all’univerisità.. Italia 36.. I Paesi più disastrati hanno meno del 20% di laureati, noi abbiamo 11% di laureati.. siamo un Paese totalmente sottosviluppato “.
L’intervento completo sul sito La 7 , RivediLa7.
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2 Risposte to “Coffe Break, De Masi: siamo un Paese totalmente sottosviluppato”


  1. Sono laureata, anzi di lauree ne ho due. Le mie due lauree non mi hanno aiutata a fare il lavoro che faccio. Mi ha aiutata il mio “farmi il culo”
    Perché? Perché se non hai una laurea non sei abbastanza qualificato, se ne hai due o magari hai anche un dottorato di ricerca sei troppo qualificato.
    La formazione fatta in Italia, l’università in primis, sono assolutamente inadeguate al ruolo che dovrebbero ricoprire.
    Non è un problema di numero di laureati, ma di qualità e crisi delle imprese, che davvero fanno fatica ad andare avanti. Siamo un paese sottosviluppato perché non sappiamo più produrre e sforniamo quintali di venditori e studiosi di marketing

  2. crimson74 Says:

    Io da tempo penso, in maniera utopistica ammetto, che il problema risieda nel principio secondo cui ‘il sistema formativo di un Paese dovrebbe adeguarsi a ciò che è richiesto dalle imprese’: partendo da questo principio, si giunge alla conclusione che alle imprese servono tutto sommato pochi laureati che sappiano gestire i processi produttivi e invece un’ampia qantità di ‘bassa manovalanza’ da riversare a valle dei processi produttivi, o in amministrazione… Se però pensiamo che molti processi amministrativi, come i call center, vengono ormai svolti all’estero e come ha spiegato la trasmissione di Rai Ttre di domenica scorsa, presto grandi aree di lavoro saranno sostituite dalla robotica, concludiamo che la questione ‘laurea come porta d’ingresso al lavoro’sarà presto superata. Aggiungiamoci che peralto il sistema imprenditoriale italiana è poco o nulla interessato ai laureati di alto livello, perché è basato su imprese medio – piccole, spesso a conduzione famigliare, in cui si assume per legame ‘di sangue’ o di conoscenza paesana, e in cui spesso non si ha alcun interesse ad assumere il laureato specializzato che ti migliora il processo produttivo, ‘perché qui le cose si sono sempre fatte così e guai a cambiare’.
    La soluzione? Cambiare come si dice, ‘paradigma’: ognuno studi e si laurei in ciò che vuole e si crei un sistema, per cui il mondo del lavoro assorba i laureati – pure quelli in filologia romanza, per dire – e gli offra un lavoro degno. Certo, sarebbe una rivoluzione e bisognerebbe capire come portarla avanti, ma secondo me che il sistema ‘formativ0’ debba andare a ricasco delle imprese, essendo ‘tenuto’ a creare i profili che servno a loro è fallimentare; anche perché con la rapidità dei cambiamenti attuale, nel corso dei 3 – 4 – 5 anni in cui ci si prende una laurea le esigenze del mondo del lavoro possono cambiare di molto. Scusa la lunghezza.


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